La cucina di strada deve essere ancorata al suo territorio

Dici Antonio Tubelli e pensi immediatamente alla “Cucina di strada”. «Da non confondersi con lo “Street Food” che è quel modo di fare per cui qualunque cibo può consumarsi in strada», sottolinea subito l’Ambasciatore del Gusto, chef di Gourmeet, il market di Chiaia, che come gli altri colleghi dell’Associazione, è impegnato nella divulgazione dell’identità, della storia e delle sensibilità dell’enogastronomia italiana. Non è un caso che l’ultimo “monzù”, come Tubelli viene chiamato pescando nell’antica definizione del capocuoco del Regno delle Due Sicilie, non parli di tradizione italiana, ma di «classicità».

«La cucina italiana – continua – si basa su alcuni pilastri che la rendono diversa rispetto all’omologazione che, oggi, fa sì che l’alta ristorazione sia simile in ogni luogo del mondo in virtù della riproposizione organolettica di un piatto. Nella “cucina di strada”, della cui cultura mi faccio portavoce come Ambasciatore del Gusto, è fondamentale che ci sia uno stretto legame tra prodotto offerto e la cultura profonda del territorio di appartenenza».

Attenzione, però, non si tratta di una visione nostalgica di una tradizione e nemmeno di una voglia di ritorno al passato. «Di fatto è difficile in cucina stabilire dove c’è modernità e dove tradizione: la cottura a bassa temperatura di cui si parla tanto è qualcosa che si è sempre fatta. La modernità, piuttosto, è data dall’abbinamento degli ingredienti», sorride Tubelli.

Questo è uno dei motivi per cui, è convinto Tubelli, non si può considerare vera “cucina da strada” quella offerta dai food truck che, sradicando le radici territoriali, propongano il panino al lampredotto lontano da Firenze, il pane e panelle da Palermo o la frittatina di pasta da Napoli.  «Allontanando questo tipo di cucina dal contesto ambientale non si vive il fascino dell’offerta. Piuttosto che il “movimento” del cibo sarebbe auspicabile che siano le persone a muoversi per assaggiare questi vessilli dell’offerta enogastronomica», dice provocatoriamente Tubelli. «Avendo girato il mondo posso assicurare che la “cucina di strada” dei paesi asiatici vive della stessa suggestione del luogo di consumo perché la strada si trasforma da via di comunicazione a luogo di produzione e condivisione».

Media not available

Qual è allora la missione di un Ambasciatore del Gusto nei confronti della “cucina di strada” e non solo? «Corredare ogni piatto della sua storia e del suo rituale di preparazione, della sua estrazione territoriale, divulgarne la cultura che spesso va oltre l’idea che ne hanno all’estero: il mio ragù napoletano è diverso da quello bolognese; il condimento alla genovese è uno stracotto di cipolle, non il pesto», argomenta. «Ma bisogna anche sottolineare il concetto di classicità perché se la tradizione è statica, la classicità non rinnega la modernità. Di fatto noi Ambasciatori – conclude – ci siamo presi un fardello non semplice che non può essere lasciato all’espressione mediatica del cibo che deforma la visione sia di chi ne fruisce, sia di chi si vuole avviare alla professione di cuoco che, abbagliato da chissà quali luci, mal si rapporta alla realtà del lavoro».

Mariella Caruso


Il gelato artigianale ha bisogno di regole

Il gelato è un alimento democratico perché è per tutti: chiunque può permettersi di gustare una coppetta o un cono. Peccato, però, che il gelato non sia sempre quell’alimento sano e nutriente che ci si aspetterebbe. Non basta, infatti, che una gelateria si proclami artigianale affinché il consumatore possa avere la sicurezza che quello in vendita sia un gelato di alta qualità. «Purtroppo in Italia non esiste una regolamentazione che stabilisca quali sono i requisiti di una gelateria artigianale, quindi ognuno può scrivere ciò che vuole», spiega l’Ambasciatore del Gusto Paolo Brunelli, gelatiere marchigiano con bottega artigianale in quel di Senigallia. «Questo non vuol dire – continua – che un consumatore attento non possa rendersi conto della qualità del gelato che sta mangiando. Basterebbe che, oltreché alla piacevolezza del gusto, controllasse la lista degli ingredienti che ogni gelateria è obbligata a esporre». E se nella lista si trovi ad avere a che fare con coloranti artificiali, grassi vegetali idrogenati e aromi di sintesi, le domande in merito all’artigianalità della gelateria dovrebbero essere più di alcune.

«Il gelato è un prodotto che nasce da una produzione artigianale fatta utilizzando ingredienti freschi come latte, o acqua nei sorbetti, panna, frutta, vegetali, spezie e aromi senza l’utilizzo di semilavorati», aggiunge Corrado Assenza, altro Ambasciatore del Gusto, che a Noto lavora soltanto ingredienti freschi. «L’artigiano gelatiere – sottolinea il siciliano – deve essere in grado di conferire profumi e gusti e, quando vuole allungare la stagione, conservare, sciroppare o candire la frutta. Un’altra cosa importante è che il gelato si costruisce per mantecatura e non per disintegrazione di un blocco di ghiaccio come succede con il Pacojet utilizzato spesso nell’alta ristorazione per realizzare le creme fredde e le emulsioni che, a volte, con superficialità vengono chiamate gelato».

Media not available

INFORMAZIONE E FORMAZIONE. Affinché, così come è accaduto nel mondo della pizza grazie a un movimento importante in cui i maestri pizzaioli hanno avuto un ruolo importante, anche per il gelato le cose possono cambiare. «Serve la giusta informazione ai consumatori e la formazione degli operatori del settore», concordano Brunelli e Assenza. «Oggi esiste la convinzione, erroneamente diffusa da alcune aziende che producono basi e semilavorati per la gelateria, che si possa aprire una gelateria in una settimana», lamentano i due. Questo non significa che tutti i semilavorati debbano essere demonizzati. «Tecnicamente – spiega Brunelli – un pistacchio o una mandorla ridotti in polvere sono già un semilavorato». «Serve una nuova coscienza in tutto il comparto per un prodotto italiano che si chiama “gelato” in tutto il mondo così come pasta e pizza e non ha bisogno di “spacciatori” di prodotto, ma – conclude Assenza – di gelatieri». A dare una mano potrebbe essere la crescita del “gelato gastronomico” che spinge il palato oltre i tradizionali gusti spostandosi nel salato e cercando abbinamenti inconsueti e l’approvazione di una legge che stabilisca, una volta per tutte, quali siano le caratteristiche di una gelateria artigianale. «A patto, però, che – chiude Brunelli – per metterla a punto chi di dovere consulti chi il gelato artigianale lo fa ogni giorno anche in assenza di una normativa».

 

Mariella Caruso


Il 2018 sarà l'anno del Cibo Italiano

Il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali e il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo hanno reso noto che il 2018 sarà l’anno dedicato al cibo italiano. Ad annunciarlo, giovedì 1 giugno, i ministri Maurizio Martina e Dario Franceschini.

Un patrimonio, quello del Made in Italy agroalimentare, che coniuga saper fare, bellezze artistiche e paesaggistiche, rappresentando uno del migliori biglietti da visita del nostro Paese nel mondo. Il cibo, insieme all’arte, racconta la storia delle nostre terre e delle comunità che le abitano. Un valore immenso che il Governo italiano continua a promuovere e tutelare con iniziative in campo nazionale e internazionale.

«Grazie ad Expo Milano – ha affermato Maurizio Martina – abbiamo rafforzato la promozione della cultura del cibo, inteso come strumento di democrazia e di uguaglianza, come chiave per la tutela della biodiversità e lo sviluppo sostenibile del nostro Pianeta. Dedicare il 2018 al cibo italiano, quindi, è una scelta tutt’altro che banale. Significa porre ancora una volta l’accento su parole chiave come qualità, eccellenza e sicurezza che rendono unici i nostri prodotti. Significa valorizzare il lavoro di migliaia di agricoltori, allevatori pescatori, artigiani e produttori alimentari. Il mondo ha fame d’Italia. Ce lo dimostrano i dati dell’export in continua crescita, che ha superato i 38 miliardi di euro, e i risultati positivi della prima edizione della “Settimana della cucina italiana nel mondo” promossa in collaborazione con il Ministero degli Esteri e le Ambasciate di più di cento Paesi che hanno risposto con entusiasmo all’iniziativa. Perché, quando raccontiamo il cibo, raccontiamo anche la storia di chi lo ha realizzato, del territorio dal quale provengono le materie prime. Anche in questo consiste il saper fare italiano. La nostra forza, il nostro orgoglio».

Media not available

«Come il 2016 è stato l’anno nazionale dei cammini e quest’anno è l’anno nazionale dei borghi, il 2018 sarà l’anno del cibo italiano – ha sottolineato il ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, Dario Franceschini -. Sarà un modo per valorizzare e mettere a sistema le tante e straordinarie eccellenze italiane e fare un grande investimento per l’immagine del nostro Paese nel mondo. L’Italia deve promuoversi all’estero in maniera integrata e intelligente: valorizzare e promuovere l’intreccio tra cibo arte e paesaggio è sicuramente uno strumento molto utile per questo obiettivo».

…


Anche i cuochi tradizionali devono aprirsi ai piatti veg

Con il 7,1% di vegetariani e l’1% di vegani, l’Italia è uno dei Paesi dell’Unione Europea in cui la popolazione è più incline a rinunciare al consumo di carne. A restituire la fotografia dei comportamenti alimentari tricolori è l’Eurispes nel suo Rapporto Italia 2016. I motivi sono legati alla scelta di una dieta più salutare (46,7%), alla sensibilità nei confronti degli animali (30%) e alla tutela ambientale (12%). Ma, indipendentemente dalle ragioni della rinuncia, il tema è di fondamentale importanza anche per gli Ambasciatori del Gusto che con i cambiamenti di queste abitudini fanno i conti tutti i giorni.

«Secondo me è fondamentale che nelle proposte dei ristoranti degli Ambasciatori ci siano proposte vegetariane e vegane. Non solo perché c’è una richiesta, ma anche perché così deve essere in quanto il futuro deve diventare sempre più vegetariano anche se, è bene dirlo, si tratta di una scelta individuale. Di sicuro, vista la grande richiesta che c’è il cuoco deve dare delle risposte», dice l’Ambasciatore Pietro Leemann che, domenica 28 maggio ha organizzato, con il giornalista Gabriele Eschenazi, “The Vegetarian Chance”, Festival internazionale di cultura e cucina vegeteriana e ospitato nel suo Joia la IV edizione del concorso internazionale dedicato a questa cucina, vinta dall’olandese Gijs Kemmeren. «Il motivo di questo concorso è quello di stimolare i cuochi a pensare in modo vegetariano. Non bisogna dimenticare che la cucina vegetariana è più complessa e implica un modo diverso di trattare le materie prime per dare piacere all’ospite. Sono felice che i colleghi onnivori, che sono stati la totalità dei partecipanti, si siano lasciati prendere dal concorso perché, differentemente da chi raccoglie solo l’esigenza di una scelta salutista, sono interessati alla cucina in sé».

Media not available

A giudicare i piatti, Pietro Leeemann ha chiamato, tra gli altri, due Ambasciatori del gusto: Antonia Klugmann e Davide Oldani. «Sono convinto che oggi la cucina debba evitare le etichette – riflette Oldani -. Per me che pratico una cucina armonica non è importante sapere se il mio cliente-ospite sia vegetariano, vegano, onnivoro, no-latticini o gluten free. Questo significa che ognuno deve trovare il proprio spazio senza necessità di darsi un’etichetta. In un ristorante con un po’ d’armonia ci deve essere un po’ di carne, un po’ di pesce, e ancora verdura, frutta, erbe, carboidrati. E io sono per l’armonia totale».

 

Media not available

«Non ho preclusione per alcuna scelta alimentare – aggiunge l’Ambasciatrice del Gusto Antonia Klugmann -. Alcuni piatti del mio ristorante sono vegetariani, altri vegani, così come ce ne sono a base di pesce e di carne. Sicuramente la scelta degli ingredienti, in una cucina come la mia spinta dall’osservazione dello stesso ingrediente, mi porta a farmi delle domande sulla sua provenienza e del suo utilizzo. Questo tipo di riflessione mi ha portato ad aumentare il numero dei piatti vegetariani in carta anche se, da sempre, la cura dell’orto e la raccolta sono fondamentali». «Però – conclude –  ritengo che uno chef non debba essere “obbligato” a tenere proposte vegetariane o vegane a causa delle statistiche, ma debba scegliere secondo i suoi pensieri».

Mariella Caruso


Il semaforo? Sta bene solo in strada

Milano, 24 maggio 2017 – L’Associazione Italiana Ambasciatori del Gusto, CHIC, Euro-Toques Italia, la Federazione Italiana Cuochi (FIC), Jeunes Restaurateurs Italia (JRE) e Le Soste si schierano a favore e a supporto dell’azione del Ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali Maurizio Martina che ha espresso un “no” convinto al Commissario Europeo per la Salute e la sicurezza alimentare e al Commissario Europeo per l’agricoltura e lo sviluppo rurale sullo schema di etichettatura nutrizionale basato sul “codice colore” già adottato nel Regno Unito.

Nel giugno 2013 il Regno Unito ha introdotto un sistema a bollini colorati in etichetta, la cosiddetta “etichettatura a semaforo”, bollini e colori che vengono assegnati in base alle calorie, ai grassi, agli zuccheri e al sale presenti in 100 grammi di prodotto. Quindi, quando in un alimento uno di tali aspetti è presente oltre determinante percentuali di concentrazioni, sulla confezione viene apposto un bollino rosso. Altrimenti il verde o il giallo.

Riteniamo si tratti di un sistema intuitivo ma altrettanto semplicistico nella classificazione nutrizionale che penalizza molte eccellenze italiane, nonostante non siano affatto pregiudizievoli per la salute dei consumatori.

Con questo meccanismo, c’è il serio pericolo di ritrovarsi davanti al paradosso di un bollino verde assegnato a una bibita gassata con dolcificante e di un bollino rosso per il nostro extra vergine di oliva.

Sono i prodotti agroalimentari del nostro Paese più richiesti al mondo (formaggi, salumi, olio, vino etc.), che utilizziamo quotidianamente per le creazioni dei piatti, motivo di vanto e di successo dell’arte culinaria italiana.

Con questa azione sincronizzata e di sistema tutti noi vogliamo evidenziare la nostra indiscutibile posizione e il supporto a tutti gli organi governativi nel richiedere l’intervento della Comunità Europea e la cooperazione del Regno Unito per rimuovere questo elemento distorsivo e altamente dannoso del mercato.

Media not available

Non bisogna avere paura di servire pesce povero

La sostenibilità del mare e dei suoi prodotti è un tema molto sentito dagli Ambasciatori del Gusto. Nel weekend appena trascorso l’ambasciatore Moreno Cedroni ha partecipato a Slow Fish 2017, incontro internazionale organizzato da Slow Food e Regione Liguria dedicato al pesce e alle risorse del mare, che si è chiuso ieri al Porto Antico di Genova.

«Scegliere quale pesce mettere nel piatto è un atto politico», ha detto il biologo marino Silvio Greco, presidente del Comitato scientifico dell’evento il cui tema scelto è stato la sostenibilità del mare e dei prodotti ittici messa in pericolo dall’inquinamento (in particolare dalle microplastiche, invisibili all’occhio umano, che vengono in contatto con l’ambiente marino penetrando nel plancton e diventando parte della catena alimentare) e dalla riduzione delle specie che arrivano sulle tavole.

«Negli ultimi trent’anni le sessanta specie normalmente destinate al consumo alimentare si sono ridotte a non più di dodici o tredici tra cui si annoverano anche il filetto di pangasio e il pesce persico del lago Vittoria», ha aggiunto intervenendo nel corso della conferenza dedicata alla valorizzazione del prodotto alimentare come strategia contro lo spreco. «Il corto circuito è arrivato quando dalla sacralità del cibo si è passati a considerarlo come una merce rispondente a regole commerciali», ha continuato Greco, che da cuoco il giorno precedente aveva provocatoriamente spadellato meduse (in aumento vertiginoso a causa della diminuzione dei predatori) in tempura.

Media not available

Poi ha lanciato un appello agli chef. «Se i grandi cuochi invece di fare pornografia culinaria in televisione – ha detto – capissero che i loro messaggi vengono recepiti a tanti livelli, potrebbero fare molto perché nel nostro mare abbiamo oltre 300 specie di pesci, crostacei e molluschi commestibili». A rispondere è stato l’Ambasciatore del Gusto (nonché chef nato in una città sul mare) Moreno Cedroni. «Per noi ambasciatori del gusto non sprecare è un dogma – ha spiegato il senigalliese, che è stato impegnato in una lezione sul “susci” all’italiana e in una cena a quattro mani con Mauro Colagreco -. Noi del pesce usiamo tutto: polpa, spine, lische e coda, superando di fatto lo step dello spreco. Noi cuochi, grandi o piccoli, di coscienza, di umiltà, cresciuti col duro lavoro, in particolar modo se nati davanti al mare lo rispettiamo insieme ai suoi prodotti. Non abbiamo paura di utilizzare i pesci poveri, io per esempio nel mio menù ispirato alle corti rinascimentali utilizzo il muggine (un pesce che dicono sappia di petrolio) ispirandomi alla ricetta di mia mamma che lo cuoceva alla griglia dopo averlo marinato un paio di giorni. Il problema è quello dell’incidenza del lavoro perché nessuno ormai mangia il pesce con le lische e lo sfilettamento diventa necessario».

Detto questo, il consiglio di Cedroni e degli ambasciatori, è di tenere in carta piatti realizzati sia con pesci ricchi che poveri senza utilizzare il solo tonno, magari scegliendo pesce azzurro, sostenibile, non congelato. Sulla pornografia culinaria, però, Cedroni non ci sta. «A fare pornografia – osserva – sono tutti i cuochi, grandi e no, che presentano ricette impossibili da riprodurre. Un po’ come chi guarda i film porno e poi a casa vorrebbe essere Rocco Siffredi, ma non può».


Obama al "Seeds & Chips"

Avrebbe potuto scegliere di fare il suo primo intervento pubblico da “past president” affrontando qualunque argomento. Anche se non possiamo darlo per certo, è facile immaginare che a Barack Obama non siano certo mancate le occasioni per discettare, per esempio, di economia o giustizia. Invece no. Dopo aver occupato per otto anni lo Studio Ovale della Casa Bianca, Obama è tornato sulla scena pubblica intervenendo, in Italia, a “Seeds & Chips”, summit internazionale sulla food innovation, sui temi dell’alimentazione, della sicurezza e sulla sostenibilità di ciò che mangiamo e dei cambiamenti climatici. Che non è un controsenso, né un indizio di superficialità, ma di lungimiranza perché il cibo – più di ogni altra cosa – riguarda ogni singolo essere vivente.

Media not available

Nelle due ore di intervento-intervista condotta da Sam Kass, lo chef-consigliere nel corso della presidenza obamiana artefice della rivoluzione salutista alla Casa Bianca (e non solo) sfociata nella campagna contro l’obesità “Let’s Move”, l’ex presidente ha messo il dito su una questione che non risparmia alcuno.

«Creare una cultura del cibo che sia più sostenibile e sano», è l’appello di Obama. Un modo per alimentare un circolo virtuoso: una nazione che si alimenta in maniera sana «riduce i propri costi sanitari». Una lotta che attraverso l’alimentazione sana comincia dalla riduzione del tasso di obesità dei bambini che, non paradossalmente, anche in Italia è in aumento tra i più poveri che sono obbligati a nutrirsi con cibi a basso costo.

«Nessuna popolazione è destinata alla fame o all’aumento delle temperature – ha detto Obama -. Sono problemi creati dall’uomo che si possono risolvere». Come? «Attraverso la sicurezza alimentare, impegnandosi contro i cambiamenti climatici e lo spreco alimentare, che è la chiave per sfamare il pianeta – ha spiegato -. Un dovere che ciascuno deve sentire in nome dei propri figli. Non bisogna mai dire che è troppo tardi, ma quando si parla di cambiamenti climatici ci siamo vicini – ha concluso -. Possiamo lasciare un mondo degno dei nostri bambini con meno conflitti e più cooperazione».

Obama, pur affermando di non essere vegetariano, ha parlato della necessità di ridurre il consumo di carne e di informarsi sulla sostenibilità ambientale degli allevamenti, ha ribadito che l’alimentazione è «un fatto privato» e che nessuno può dire agli altri come deve nutrirsi e, quindi, è una questione di educazione e giusta comunicazione. Un impegno al quale tutti – agricoltori, chef, produttori – devono cercare di contribuire.


Come nasce il logo dell’Associazione

Il logo dell’Associazione Ambasciatori del Gusto è una creazione della giovane grafica Giulia Tudori.

Molte le agenzie grafiche e le proposte prese in esame provenienti dai suggerimenti di ciascun socio interpellato in tal senso, prima di giungere alla unanime intenzione di affidare il progetto all’agenzia bolognese Too Bee Online. Il logo è stato presentato dagli Ambasciatori dell’Associazione al Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali il 12 ottobre dello scorso anno.

Media not available

Il logo dell’Associazione Ambasciatori del Gusto è una creazione della giovane grafica Giulia Tudori. Molte le agenzie grafiche e le proposte prese in esame provenienti dai suggerimenti di ciascun socio interpellato in tal senso, prima di giungere alla unanime intenzione di affidare il progetto all’agenzia bolognese Too Bee Online. Il logo è stato presentato dagli Ambasciatori dell’Associazione al Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali il 12 ottobre dello scorso anno.
Il disegno rappresenta figure umane stilizzate, ricavate dall’incrocio di quattro semplici linee. In chiara ispirazione ai soggetti filiformi di Alberto Giacometti e ai teatrini di Fausto Melotti, le linee – fluttuanti – ci riportano stilisticamente alla semplicità e alla forza delle incisioni rupestri, come a voler lasciare un segno nel presente per il futuro. La palette cromatica, dal mattone all’oro, rievoca i caldi colori mediterranei e i frutti della sua terra, tanto che le linee ricordano tre spighe di grano.

Le figure umane, come degli assi, convergono in basso verso una solida base, differenziata graficamente da un tratto più spesso, terminando alle estremità con cappelli da chef stilizzati. Esse sembrano unite in un abbraccio aperto che porge qualcosa all’esterno (o al futuro) mediante una lunga linea orizzontale che le attraversa e tende verso l’alto.

La dolcezza delle linee, comunica accoglienza e condivisione. La struttura è morbida e composta da un tratto leggero e sottile in una forma quadrangolare compatta e allo stesso tempo aperta, come lo è il senso stesso della parola “associazione” (sostantivo di associare, derivante dal latino ad, verso e sociare, unire, da socius, compagno) in relazione al “gusto” e al desiderio comune di esserne una rete di “ambasciatori”. L’Associazione Ambasciatori del Gusto, infatti, nasce dall’unione di un gruppo di esperti e amanti del settore agroalimentare al fine di proteggere e diffondere la qualità e l’eccellenza del Made in Italy enogastronomico, mediante una rete di interazioni e progetti. E proprio nell’incrocio delle linee, il pattern del logo compone infine una geometria reticolare a maglie: la rete del gusto, della qualità e dell’eccellenza italiana.


Nasce l'Associazione Italiana Ambasciatori del Gusto

L’eccellenza della ristorazione di qualità fa sistema per promuovere il patrimonio culturale della cucina italiana, in Italia e nel mondo. La presentazione ufficiale al Ministero delle politiche agricole alimentarie e forestali

|Tità| stories&links / www.titastories.com / #tità​ #titàstories #titàstories&links


Roma – 12 ottobre 2016.  Ha fatto il suo debutto oggi, a Roma, nella cornice istituzionale della Sala Cavour del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, l’Associazione Italiana Ambasciatori del Gusto: la prima associazione che riunisce l’eccellenza della ristorazione italiana in un’unica realtà aggregativa con l’obiettivo di far sistema, per valorizzare il patrimonio culturale agroalimentare ed enogastronomico nazionale, sia in Italia che all’estero.

Presieduta da Cristina Bowerman, con Carlo Petrini presidente onorario, l’associazione, senza scopi di lucro, rappresenta il mondo della ristorazione in ogni suo aspetto. Ne fanno parte cuochi, ristoratori, pizzaioli, sommelier, persone di sala, pasticceri e gelatieri: nomi di rilievo, ma soprattutto persone che, con il proprio impegno e la qualità del proprio lavoro, hanno reso eccellente la cucina italiana e il settore.

“Grazie alla recente esperienza di Expo Milano 2015, il significato di Ambasciatori ha incontrato il nostro mondo, richiamandoci a un’ambiziosa missione: divulgare in Italia e nel mondo l’identità, la storia, la sensibilità del nostro Paese attraverso la nostra passione, il nostro lavoro – afferma il presidente Cristina Bowerman. La cucina italiana oggi è tradizione, eccellenza e indissolubile legame col territorio. Ma anche ricerca e innovazione: crescita guidata dal più articolato dei sensi, il gusto. Parlando di Ambasciatori del Gusto, oggi, pensiamo al lavoro di donne e uomini, che vivono non solo nelle cucine o nei ristoranti, ma viaggiano, apprendono e restituiscono l’esperienza vissuta attraverso l’interpretazione. La nostra missione parte dalla consapevolezza che raccontare e valorizzare il patrimonio dell’enogastronomia italiana significhi contribuire, in sinergia con le Istituzioni, anche allo sviluppo del Paese”.

Nata il 20 giugno con 44 fondatori, l’Associazione Italiana Ambasciatori del Gusto ad oggi annovera 90 associati (tra fondatori e benemeriti).

L’iniziativa che è stata presentata oggi ufficialmente al Mipaaf e alla presenza del Ministro Maurizio Martina, della stampa e delle istituzioni, è il frutto di una riflessione di lungo corso che ha conosciuto i passaggi di svolta e di maturazione dei suoi obiettivi in momenti istituzionali incisivi come: il Primo Forum della Cucina Italia (2 marzo 2015), la presentazione, durante Expo Milano 2015, del “Food Act” (27 luglio 2015) – il documento programmatico che, per la prima volta in materia agroalimentare, presenta un piano di azione per la valorizzazione della cucina italiana mettendo a sistema istituzioni e professioni del settore – e successivamente, la firma del Protocollo di Intesa per la Valorizzazione all’Estero della Cucina Italiana di Alta Qualità (15 marzo 2016).

Media not available

Ed è proprio anche con il supporto delle istituzioni, e a sostegno delle stesse, che l’Associazione intende concretizzare in progetti i propri scopi. Obiettivi che vanno dalla promozione dei prodotti italiani e dei valori del Made in Italy, in Italia e all’estero, al mantenimento di un ruolo attivo nella promozione della cultura del cibo nelle scuole e nelle strutture sanitarie; alla creazione di occasioni di confronto e di scambio su temi sociali e importanti per il settore, coinvolgendo soggetti nazionali, europei e internazionali, per la costruzione di un messaggio coordinato, a sostegno della qualità e del benessere generale.

Questo, senza dimenticare gli aspetti formativi delle nuove generazioni, cui rivolge i propri progetti per migliorare il percorso di studio e di lavoro, cercando un dialogo diretto con il Ministero dell’Istruzione.

Numerose saranno le iniziative governative cui l’Associazione Italiana Ambasciatori del Gusto prenderà parte, dando il proprio contributo e sostegno. La prima in ordine temporale: la prima settimana della cucina italiana di qualità nel mondo fissata dal Governo a fine novembre (21-27 novembre 2016).

Sono intervenuti alla conferenza stampa (ore 11 – Sala Cavour) Cristina Bowerman (Presidente  Associazione Italiana Ambasciatori del Gusto), Paolo Marchi (Vicepresidente Associazione Italiana Ambasciatori del Gusto), Corrado Assenza (Socio fondatore – pasticciere), Carlo Cracco e Davide Oldani (Soci fondatori – cuochi) Franco Pepe (Socio fondatore – pizzaiolo), Carlo Petrini (Presidente di Slow Food).

[ult_createlink title="Torna indietro" btn_link="url:http%3A%2F%2Fadg.pokestudio.it%2Fblog%2F|||" link_hover_style="Style_1" text_hovercolor="#b14b29"]

Prima Settimana della Cucina Italiana nel Mondo

Milano, 07 novembre 2016 – Lo scorso 12 ottobre è stata presentata a Roma, a Villa Madama, la prima Settimana della cucina italiana nel mondo, importante passo in avanti del nuovo rapporto tra le Istituzioni e il mondo della ristorazione tricolore, relazioni sempre più fitte sulla spinta del successo dell’Expo 2015 a Milano. Questo “numero zero” si articolerà in oltre 1300 singoli incontri sparsi tra 105 nazioni, eventi che vedono impegnate 295 nostre sedi diplomatiche come hanno ricordato le cinque principali figure chiamate a esprimersi sul palco di Villa Madama a iniziare dal padrone di casa, il Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale Paolo Gentiloni e con lui il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Maurizio Martina, il Sottosegretario al Ministero dello Sviluppo economico, Ivan Scalafarotto, il Presidente degli Ambasciatori del Gusto Cristina Bowerman e il Direttore Generale della Rai, Antonio Campo Dall’Orto.

Questa prima edizione è fissata da lunedì 21 a domenica 27 novembre, ma tali e tanti i momenti che in pratica coprirà l’intero mese di novembre. Il caso più eclatante è quello degli Stati Uniti. Con il Giorno del Ringraziamento che cade ogni quarto giovedì di novembre, quest’anno quindi il giorno 24, ogni appuntamento americano è stato pertanto anticipato.

Merita di essere sottolineata, perché in perfetta linea con lo spirito e le motivazioni che animano gli Ambasciatori, una frase del Ministro Martina: «Non vi è dubbio alcuno che l’Italia abbia delle individualità e delle esperienze superlative, uniche. Ma è giunto il tempo che tutto ciò si unisca per riuscire a diventare una vera e propria squadra». Fa eco il pensiero di Cristina Bowerman: «Gli Ambasciatori del Gusto sono inclusivi e sono i primi a sapere che più faremo bene e più ne beneficeranno tutti coloro che lavorano in questo settore. Si parli finalmente di qualità italiana senza più fermarsi a dibattere su innovazione o tradizione, che sono due facce della stessa medaglia, entrambe importanti».

Cose’è la settimana della cucina italiana nel Mondo

La Prima Settimana della Cucina Italiana nel Mondo porta avanti le tematiche sviluppate con successo da EXPO Milano 2015 e racchiuse nella Carta di Milano: qualità, sostenibilità, cultura, sicurezza alimentare, diritto al cibo, educazione, identità, territorio, biodiversità. Il progetto si inserisce nel piano di azioni per il sostegno al settore agroalimentare e alla cucina italiana, c.d. Food act, presentato dal MIPAAF nel luglio 2015 per conto del governo italiano, e nelle attività previste dal protocollo di intesa per la valorizzazione all’estero della cucina italiana di qualità, sottoscritto tra MAECI, MIPAAF e MIUR lo scorso 15 marzo 2016. Il coordinamento della Settimana della Cucina è garantito dal gruppo di lavoro, istituito dal protocollo e presieduto dalla Farnesina.

Perché

La Prima Settimana della Cucina Italiana nel Mondo è un appuntamento annuale sulla tradizione culinaria italiana all’estero e intende esprimere livelli qualitativi di eccellenza.

I presupposti:

– integrazione con il piano per la promozione straordinaria del Made in Italy;

– tradizione, artigianalità e innovazione di cui gli chef e i sommelier sono i massimi interpreti;

– valorizzazione dei territori e degli itinerari enogastronomici;

– internazionalizzazione della cucina italiana, tramite le attività di specializzazione all’estero di giovani cuochi italiani e la presentazione dell’offerta della ristorazione italiana di qualità;

– diffusione dei valori della dieta mediterranea;

– presentazione dell’offerta formativa italiana nel settore enogastronomico per attrarre talenti dall’estero e fidelizzarli all’uso dei prodotti italiani di qualità;

– promozione della conoscenza delle produzioni agroalimentari e vitivinicole italiane, con particolare riferimento a quelle tutelate (DOP, IGP, DOCG, DOC, IGT, Biologico).

 

Chi

MAECI in collaborazione con il MIPAAF, con il coinvolgimento di tutti gli attori pubblici e privati che rappresentano la cucina italiana di qualità: istituzioni, sistema camerale, associazioni di categoria, scuole di cucina, reti dei ristoranti italiani certificati. Protagonisti sono i cuochi italiani: dagli chef di fama internazionale ai giovani allievi delle scuole di cucina, il loro coinvolgimento in tutto il mondo è stato essenziale per animare gli eventi di alto valore rappresentativo.

Media not available

L’Associazione Italiana Ambasciatori del Gusto partecipa alla Prima Settimana della Cucina Italiana nel Mondo


L’Associazione Italiana Ambasciatori del Gusto sarà presente a:

– Dubai. Dal 7 al 17 novembre si svolgeranno l’Italian Cuisine World Summit e PizzaUp. Nel programma delle manifestazioni segnaliamo la presenza di: Enrico Bartolini, Renato Bosco, Patrizia Di Benedetto, Paolo Marchi, Rosanna Marziale, Simone Padoan, Franco Pepe, Andrea Ribaldone, Marco Sacco, Sandro e Maurizio Serva.

– Washington, USA, insieme a Massimo Bottura che il 15 novembre preparerà una cena di gala presso l’Ambasciata d’Italia alla quale parteciperanno le Istituzioni locali, in collaborazione con la Regione Emilia Romagna.

– Los Angeles, USA. In occasione della rassegna “Cinema Italian Style” il 17 novembre Cristina Bowerman preparerà una cena di gala presso l’hotel Mr.C; il 18 novembre la chef curerà il ricevimento presso la Residenza del Console Generale. Gli eventi sono realizzati in collaborazione con il Consolato Generale d’Italia, Italian Trade Agency, Istituto Italiano di Cultura, Italian National Tourist Board, Chamber of Commerce West Los Angeles, Grana Padano e Istituto Luce Cinecittà.

– Santiago del Cile, Cile. Dal 22 al 26 novembre Cristina Bowerman insieme a Christian e Manuel Costardi, in collaborazione con l’Ambasciata d’Italia, ICE, Falabella, INACAP, svolgeranno diverse attività dedicate alla cucina italiana di qualità. Prepareranno due cene presso l’Ambasciata; terranno una master class presso INACAP – la più grande scuola di cucina del Paese – per cuochi e allievi, e una seconda master class per critici e stampa nell’ambito di “Semplicemente Pizza”; cureranno il cocktail per l’inaugurazione di “Semplicemente Pizza”, rivolgendosi sempre a target diversi.

– New Delhi, India. Dal 22 al 25 novembre Viviana Varese incontrerà rappresentanti dei media locali durante una visita ai mercati di New Delhi, preparerà una cena di gala presso la Residenza dell’Ambasciatore d’Italia inserita nel contesto di una più ampia manifestazione dedicata alla valorizzazione del restauro e dell’artigianato indiano e italiano. Terrà una master class presso l’Istituto Italiano di Cultura, elaborerà uno dei menù per la serata di beneficienza “Un futuro per Amatrice”. Gli eventi sono realizzati in collaborazione con l’Ambasciata d’Italia a New Delhi, l’Istituto Italiano di Cultura, Riga Food.

– Stoccolma, Svezia. Dal 23 al 29 novembre Corrado Assenza sarà protagonista di diverse iniziative all’interno di un programma organizzato da Caffè Italia / Johanna Ekmark, in collaborazione con Istituto Italiano di Cultura, Ambasciata d’Italia, Matsalen/Grand Hotel Stoccolma, Sturehof. Il 23 novembre Corrado Assenza offrirà degli assaggi ai passanti del mercato del gusto di Stoccolma e la sera sarà lo chef ospite al ristorante Sturehof dove proporrà un piatto; il 24 novembre parteciperà insieme a Johanna Ekmark alla presentazione della nuova rivista “Caffè Italia” e preparerà una degustazione; il 25 novembre dibatterà insieme allo chef Mathias Dahlgren su temi legati alla cultura enogastronomica e nel pomeriggio condurrà una master class a Matbordet / Grand Hotel per esperti di miele e apicoltura; il 26 novembre presenzierà con i suoi dolci al vernissage fotografico di “Caffè Italia”; il 29 novembre curerà la cena di gala in occasione della chiusura della Settimana Internazionale della Cucina Italiana nel Mondo presso la Residenza dell’Ambasciatore d’Italia.

– Hong Kong, Repubblica Popolare Cinese. Dal 23 al 26 novembre Marco Sacco preparerà una cena di gala presso il ristorante Isola in collaborazione con il Consolato Italiano. Inoltre, sarà parte della commissione di esame che giudicherà i piatti migliori degli studenti del corso di arti culinarie del politecnico di Hong Kong e svolgerà attività di formazione aperta al pubblico presso lo stesso istituto.

– Shanghai, Repubblica Popolare Cinese. Il 23 novembre Rosario Di Donna (insieme a Roberto Bernasconi e con il supporto di Francesco Morra) eseguirà uno showcooking con degustazione di piatti tipici pugliesi presso l’Haworth Organic Workspace nel corso di un evento dedicato alla promozione in Cina della gastronomia, della cultura e delle bellezze della Puglia. L’attività è realizzata grazie alla Regione Puglia, Sezione Internazionalizzazione – Pugliesi nel Mondo, in collaborazione con Apulian Way – l’Associazione dei Pugliesi in Cina – con il coinvolgimento del Consolato Generale d’Italia, Istituto Italiano di Cultura, ICE, Camera di Commercio Italo-cinese.

– Madrid, Spagna, dove si segnala la presenza di Moreno Cedroni, che preparerà una cena preceduta da uno show cooking presso l’Istituto Italiano di Cultura il 25 novembre. L’evento è stato realizzato interamente dall’Istituto Italiano di Cultura.

– Bucarest, Romania. Sandro e Maurizio Serva, in collaborazione con l’Ambasciata d’Italia a Bucarest, il 30 novembre prepareranno una cena di gala presso al Residenza dell’Ambasciatore celebrativa della cucina di qualità italiana.

[ult_createlink title="Torna indietro" btn_link="url:http%3A%2F%2Fadg.pokestudio.it%2Fblog%2F|||" link_hover_style="Style_1" text_hovercolor="#b14b29"]