Nuovi scenari dell'Imprenditoria enogastronomica con ADG e LUM
Webinar dedicati al futuro: “Nuovi scenari dell’imprenditoria enogastronomica” è un ciclo di incontri in videochat organizzato dall’Associazione Italiana Ambasciatori del Gusto e da LUM – Libera Università Mediterranea: politica, formazione, economia e ristorazione a confronto per discutere e immaginare gli scenari che ci aspettano.
Gli incontri sono trasmessi in streaming sulla pagina Facebook Ambasciatori del Gusto e sul canale Youtube LUM.
Il primo webinar è stato organizzato il 17 aprile, e ha visto la partecipazione di:
- Cesare Battisti, Segretario Generale dell’Associazione Italiana Ambasciatori del Gusto
- Gianluca De Cristofaro, Responsabile Tecnico Scientifico dell’Associazione Italiana Ambasciatori del Gusto
- Dominick Salvatore, Economista internazionale e professore di Economia dell’Università LUM
- Pier Paolo Baretta, Sottosegretario al Ministero dell’Economia e delle Finanze
- Roberto Martino, Preside della Facoltà Giurisprudenza dell’Università LUM
- Lucio Laureti, Presidente della Corso di Laurea in Enogastronomia d’Impresa.
“La nostra Associazione – spiega Gianluca de Cristofaro, responsabile tecnico scientifico Ambasciatori del Gusto – ha una consolidata esperienza di interlocuzione con le Istituzioni, per l’emergenza sanitaria abbiamo lanciato il progetto #farerete in cui sono convogliate ad oggi 25 Associazioni per un totale di oltre 35.000 addetti, PMI che costituiscono l’ossatura della nostra economia. È la prima volta che in Italia il settore si ritrova così unito e coeso, si tratta di un’opportunità unica per un progetto di lungo respiro“.
“L’incontro avrà come obiettivo – ha aggiunto il prof. Lucio Laureti, Presidente della Corso di Laurea in Enogastronomia d’Impresa – quello di esaminare il comparto dal punto di vista economico, provando a dare senso prospettico e valutando diversi scenari, cercando di fornire strumenti agli imprenditori per adeguare i propri piani produttivi per far fronte e superare l’emergenza. Ciò sarà utile anche in vista dell’istituendo corso di “Enogastronomia d’impresa” , adeguare l’offerta formativa per l’imprenditore enogastronomico, aggiornando costantemente metodo, tecnica e capacità di analisi“.
#FareFormazione a distanza: le lezioni in streaming degli Ambasciatori del Gusto
Milano, 9 aprile 2020 – Il progetto #FareFormazione promosso dall’Associazione Italiana Ambasciatori del Gusto (ADG) non si ferma: al via domani la prima lezione del corso a distanza organizzato per gli studenti della scuola IN-PRESA di Carate Brianza (MB).
Un programma completo che vede coinvolti in prima linea sette Ambasciatori del Gusto in sette masterclass di cucina per sette classi di ragazzi appartenenti al terzo, quarto e quinto anno superiore del Corso Operatore della Ristorazione: questo il nuovo programma didattico messo a punto da ADG insieme alla scuola di IN-PRESA, cooperativa sociale che si occupa anche di formazione professionale e inserimento lavorativo.
In virtù delle vigenti disposizioni governative, le lezioni verranno svolte rigorosamente in diretta streaming. Ad inaugurare il corso (giovedì 9 aprile) sarà l’Ambasciatore Salvatore Avallone del Cetaria Ristorante, che approfondirà la figura del cuoco come traino per la promozione territoriale trasferendo ai ragazzi i trucchi per realizzare la pasta mista con patate e provola, una delle ricette campane più legate alla tradizione. E di tradizione parlerà anche l’Ambasciatore Stefano D’Onghia del Ristorante Botteghe Antiche, (venerdì 17 aprile) che porterà virtualmente i ragazzi in Puglia insegnando loro a realizzare gli strascinati e cime di rapa. Un focus verrà dedicato al tema della lievitazione: a parlarne saranno gli Ambasciatori Corrado Scaglione, Enosteria Lipen, (martedì 14 aprile) e Pascal Barbato, Antica Panetteria Fulgaro dal 1980, (venerdì 24 aprile) soffermandosi rispettivamente sul lievito madre e sulle tecniche chiave per la panificazione. Spazio anche alla conoscenza più ampia del lavoro nel settore della ristorazione, con l’Ambasciatore Giuseppe Carrus del Ristorante Cucina.eat (giovedì 16 aprile) impegnato a spiegare come armonizzare il lavoro di cuochi e camerieri all’interno di un ristorante, la masterclass dell’Ambasciatore Luca Gambaretto del Ristorante Maffei (23 aprile) dedicata alla gestione d’impresa efficiente, importanza del team e sue criticità e quella dell’Ambasciatore Cristoforo Trapani del Ristorante La Magnolia c/o Hotel Byron Forte dei Marmi (martedì 21 aprile) focalizzata sulla carriera da studente a Executive Chef e sull’importanza di una continua formazione.
L’iniziativa conferma la grande attenzione che gli Ambasciatori del Gusto da sempre ripongono nella formazione delle nuove generazioni. Un impegno che mai come in questo momento di grandi difficoltà viene mantenuto, sviluppato e messo a disposizione di un istituto scolastico permettendo ai ragazzi di continuare il percorso formativo e di ampliare le proprie conoscenze attraverso testimonianze d’autore ed esperienze dirette.
Gli Ambasciatori del Gusto partecipano a #WeAreItaly
Stiamo a casa ma non stiamo fermi: pensiamo al futuro, realizziamo progetti, esercitiamo la nostra creatività. Siamo italiani e abbiamo sempre affrontato al meglio anche le sfide più difficili. #WeAreItaly!
Partecipando all’iniziativa “We Are Italy” del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, il nostro Presidente Cristina Bowerman ha spiegato in modo appassionato e ispirato come sta vivendo questo momento chi, come noi, ha la cucina italiana nel cuore.
“We Are Italy” è un progetto che racconta l’Italia in questo momento, attraverso i suoi mille talenti: dalla musica alla cucina. Allo stesso tempo, questa raccolta di talenti diventa uno strumento per affrontare tutti insieme, anche a distanza, le difficoltà che ci troviamo davanti. Idee per i più piccoli, musica da ascoltare, giornali da leggere, ricette da preparare: vivere all’italiana, sempre. E fare rete con tutto il Paese, anzi: con tutto il mondo.
Il comparto della ristorazione unito per chiedere al Governo 7 misure straordinarie
Roma, 2 aprile 2020 – Il comparto della ristorazione si mobilita lanciando un unico, e quanto mai corale, appello al Governo e alle Istituzioni.
A firmarlo sono le seguenti 24 realtà Associative presenti nel Paese (di cui fanno parte cuochi, ristoratori, pizzaioli, gelatieri, pasticceri, panificatori, responsabili di sala): ADG, Associazione Italiana Ambasciatori del Gusto; A.P.A.R., Associazione Provinciale Pasticceri Artigiani Reggini; A.P.G.A., Associazione Pasticceri Gelatieri Artigiani; AIG, Associazione Italiana Gelatieri; AMPI, Accademia Maestri Pasticceri Italiani; APCI Associazione Professionale Cuochi Italiani; Associazione Cibo di Mezzo; Associazione Pizziaiuoli Napoletani, Associazione Pizza Tramonti, CHIC, Charming Italian Chef, Compagnia Gelatieri; Conpait, Confederazione Pasticceri italiani; Conpait Gelato; E.P.P.C.I., Eccellenza Professionale Pasticceria Cioccolateria Italiana; FIC, Federazione Italiana Cuochi; Gelatieri per il Gelato; IMPRENDISUD Gruppo Ristorazione; JRE, Jeunes Restaurateurs Italia; Le Soste di Ulisse; Ri.Un., Ristoratori Uniti; Ristoranti del Buongusto, Ristoratori Emilia Romagna, Ristoratori del Sannio e Alto Casertano, Unione Ristoranti del Buon Ricordo.
Al Governo viene chiesta l’adozione immediata di misure essenziali:
- sospensione di leasing e mutui e recupero delle mensilità congelate in coda al periodo previsto dalla relativa misura posta in essere;
- cancellazione delle imposte nazionali e locali pertinenti (a titolo indicativo e non esaustivo TARI, IMU, affissione, occupazione suolo pubblico, etc.), credito per utenze relative alle attività commerciali;
- accesso al credito senza interessi, garanzia pubblica sugli affidamenti e finanziamenti alle PMI;
- proroga della cassa integrazione straordinaria per almeno il 50% del personale in forza al 23.02.2020 e fino al 31.12.2020;
- reintroduzione dei voucher;
- ammortizzatori e incentivi per chi non licenzia e/o assume dipendenti fino al 31.12.2020;
- superamento delle persistenti criticità in capo al tema affitti.
Azioni che rappresentano, ad oggi, la più concreta strada da percorrere per salvaguardare il presente e costruire il futuro evitando il collasso totale e irrimediabile dell’intero settore, messo drammaticamente a rischio dall’emergenza sanitaria Covid-19.
È la prima volta che un’iniziativa così rappresentativa viene realizzata in Italia. La sua genesi è legata alla consapevolezza che, specie in una situazione così difficile e imprevedibile, il bene comune deve superare ogni tipo di individualismo. Solo un’azione coordinata e sinergica è in grado di garantire un approccio efficace e un risultato concreto, senza il quale difficilmente si uscirà dal tunnel.
La volontà di tutti gli aderenti è che il lavoro posto in essere per rispondere all’emergenza in atto non si esaurisca con il cessato pericolo, ma che diventi un progetto, una base per la ripartenza. Uno stimolo per il consolidamento di un approccio diverso e di un metodo di lavoro unitario per fare fronte comune in tutte quelle occasioni in cui sarà necessario far arrivare la voce della ristorazione italiana.
Con questo spirito, si invitano anche tutte le altre realtà associative e rappresentative del comparto ad unirsi a questo appello, per lavorare in completa sinergia.
Per approfondimenti e contatti:
www.ambasciatoridelgusto.it
www.apar.rc.it
www.associazioneitalianagelatieri.it
www.accademia-maestri-pasticceri-italiani.it
www.apci.it
www.cibodimezzo.it
www.charmingitalianchef.com
www.facebook.com/compagniagelatieri
www.conpait.it
eppci.it
www.fic.it
gelatieriperilgelato.com
www.jre.eu/it/italia
lesostediulisse.it/it/
www.ristoratoriuniti.org
www.prenotoio.com
#iostoconiristoratori: solidarietà digitale per la ristorazione
Siamo felici di essere accanto a Dishcovery nel lancio di un importante progetto a sostegno del settore della ristorazione.
#iostoconiristoratori è un gruppo di startup e professionisti del settore HORECA che mette a disposizione GRATIS alcuni dei propri servizi.
L’obiettivo è quello di semplificare la transizione dei ristoranti nel mondo digitale rispettando le disposizioni e le restrizioni del DPCM, arginare i danni economici causati dall’emergenza Covid-19 e sostenere la ripresa economica.
L’elenco completo delle aziende che partecipano all’iniziativa, insieme ai dettagli delle offerte di solidarietà digitale, è consultabile su www.iostoconiristoratori.it.
Il vaccino della solidarietà arriva da Verona
Una storia di Federica Gatto
Volendo riassumere l’ultimo mese in una frase, basterebbero solo tre parole: un gran casino!
È dal lontano dopoguerra che l’Italia non si ritrovava a fronteggiare, incondizionatamente da nord a sud, un’emergenza sanitaria, economica ed umana di simile portata.
Nonostante gli appelli, le canzoni cantate e ballate dai balconi, le donazioni e le raccolte fondi per gli aiuti umanitari, come sempre il mondo della ristorazione, frammentato e disorganizzato, continua a rimanere quasi del tutto inerme, subendo i risvolti di questa emergenza senza riuscire a porsi come leva per risollevare le sorti di un intero comparto economico.
Ad oggi è la sola Associazione degli Ambasciatori del Gusto (seguita poi a ruota dalle sigle più prestigiose) che si è preoccupata di fronteggiare questa situazione in modo attivo: interlocuzione diretta con Governo ed Enti, proposte legislative inserite poi nel Decreto “Cura Italia”, azioni di sensibilizzazione degli operatori nel settore ristorativo e iniziative benefiche di supporto e sostegno del comparto ospedaliero e assistenzialistico, impegnato in prima linea.
In tal senso, le dimostrazioni sono lampanti: la cucina organizzata dalla famiglia Cerea per l’ospedale da campo di Bergamo, Carlo Cracco con il suo staff all’opera per il nuovo ospedale dell’ex Fiera di Milano, Franco Pepe che ha avviato una raccolta fondi per l’Ospedale di Caserta. Esempi di come i cuochi possano spogliarsi della divisa da “star” ed indossare quella degli umili lavoratori a servizio del Paese.
La solidarietà ha molteplici aspetti, anche meno “eclatanti”, e per questo più lodevoli. Ne è un esempio l’iniziativa di un gruppo di dipendenti veneti (sì, dipendenti!) dell’azienda Saporè a San Martino Buon Albergo (VR), che in un momento di difficoltà assoluta hanno deciso di rimodulare e rivedere interamente quella che è la normale amministrazione per aiutare e supportare l’azienda per la quale lavorano e si spendono quotidianamente. Ci raccontano come è andata Francesca e Marta, due portavoce della bella iniziativa.
Francesca, ci spieghi cosa è successo?
“L’hashtag #iorestoacasa ha significato per noi operatori della ristorazione non solo un monito alla tutela della salute di tutti ma anche un inequivocabile #stopallavoro. Nel giro di pochi giorni, tra un decreto e l’altro, siamo stati costretti a chiudere l’azienda. Una sensazione stranissima, per farmi forza anche nei confronti dei titolari e dei colleghi mi ripetevo di stare tranquilla, di considerare questo periodo come di riposo ma, nonostante tutto, l’umore è colato a picco. Comprendere che Renato e Samantha (i titolari, N.d.R.) erano preoccupati soprattutto per noi dipendenti e le rispettive famiglie, ha fatto maturare in me una decisione, l’unica cosa sensata da fare! Scelta istintiva, un gesto naturale per ringraziare l’azienda che per più di dieci anni mi ha assicurato un posto di lavoro. Ho rinunciato a tutto lo stipendio di marzo ed al 50% delle retribuzioni delle prossime due mensilità. Per me è più facile, non ho figli ma non è questo il punto; in tali occasioni capisci il reale valore delle cose e attribuisci delle priorità differenti: pagare l’affitto, le bollette e avere da mangiare, assicurarsi che la famiglia stia bene, sono in cima alla scala. E proprio le persone con cui lavoro rappresentano la mia seconda famiglia. Non sono certo l’unica, altri colleghi hanno preso la stessa decisione, ognuno ha fatto la sua parte dando quel che poteva, nessuno si è tirato indietro. L’Italia può contare su persone dal cuore immenso, sono sicura che non siamo gli unici ad aver fornito il nostro contributo e spero che il nostro possa essere un esempio per tutti i lavoratori che in questo momento versano, insieme alle proprie aziende, in un momento di forte difficoltà. Il nostro contributo non cambia le sorti economiche dell’azienda ma è utile a dare un po’ di sollievo e far percepire la nostra vicinanza, in cima alla mia personalissima scala di valori”.
E tu, Marta, che cosa ci racconti?
“Il Covid-19 ha stravolto i piani di tutti! È arrivato all’improvviso in Italia seminando paure e preoccupazioni, obbligando le persone a rimanere a casa per non essere contagiate. Parecchie aziende hanno avuto un arresto forzato e quelle che hanno potuto continuare a svolgere la propria attività hanno comunque visto i propri incassi ridursi drasticamente, fin quasi ad annullarsi del tutto. Non aveva più senso continuare a lavorare. In attesa che lo Stato intervenisse a supporto e sostegno delle aziende in difficoltà, vedendo la preoccupazione palesarsi sui volti dei miei datori di lavoro che per anni ci hanno assicurato stabilità economica e morale, abbiamo deciso di comune accordo tra noi dipendenti di fare un gesto simbolico ma che potesse servire in minima parte a fronteggiare questa dura crisi. Devolvere le mance accantonate nei diversi punti vendita, di norma utilizzati per una cena aziendale, a Renato e Samantha era il minimo che potessimo fare! È arrivato il nostro momento, il momento di mostrarci come gruppo unito, una vera famiglia pronta ad aiutare i suoi membri in difficoltà in tempi difficili come questo. Il virus così ci fa meno paura, l’essere uniti e compatti ci permetterà di superare le difficoltà e poter gridare che alla fine #andràtuttobene”.
Renato e Samantha, i titolati dell’azienda, proprio come in una famiglia hanno deciso di devolvere la quota in favore dei dipendenti che più ne avessero bisogno.
Francesca e Marta sono due grandi esempi di solidarietà, la dimostrazione di come nel cuore degli italiani pulsi fortemente il senso di responsabilità sociale. Sono gesti “eroici”, realizzati da quella parte debole di un sistema economico in grande difficoltà, che rendono a pieno il senso del nostro tessuto morale. A loro e ai colleghi il nostro plauso.
L'appello dei Fratelli Cerea per l'Ospedale da Campo di Bergamo
L’Ospedale da Campo di Bergamo sta per essere messo in funzione e il Gruppo Da Vittorio Vicook si è messo a disposizione per preparare ogni giorno tutti i pasti per i pazienti e i lavoratori della struttura. Ma servono aiuti per fare arrivare in loco tutti gli ingredienti necessari. Per questo gli Ambasciatori del Gusto Chicco e Bobo Cerea hanno lanciato un appello, invitando chi può a partecipare alla colletta alimentare.
Tutte le informazioni sull’appello e su come partecipare nel Comunicato Stampa ufficiale.
Coronavirus, le parole di Cesare Battisti: il Governo batta un colpo!
di Federica Gatto
In questo periodo di allarmismo generale, l’impianto produttivo italiano si ammala ulteriormente, perde energia e purtroppo le proiezioni future non sono delle più rosee. Secondo una ricerca*, se l’emergenza non dovesse rientrare nel breve periodo, in Italia ci sarà un’azienda su 10 a rischio fallimento. La flessione per l’intera economia è stata valutata tra un -1% a un -3%. La stima considera l’impatto della diffusione del virus nel sistema economico delle diverse Regioni italiane e nei loro diversi comparti economici, con effetti immediati e di più lunga durata. A pesare ancora di più su queste proiezioni è il fatto che Lombardia e Veneto (le due Regioni dove maggiori sono stati i casi di contagio e dove sono state prese le più drastiche le misure di contenimento) contano da sole per il 31% del PIL italiano.
In una situazione così allarmante, il settore della ristorazione e dell’accoglienza è quello tra i più colpiti dalla paura del contagio, con naturali conseguenze professionali ed economiche negative.
Abbiamo chiesto il parere di Cesare Battisti, Segretario Generale dell’Associazione Italiana Ambasciatori del Gusto e ristoratore meneghino.
* Agenzia di rating Cerved Rating Agency, nello studio Impact of the Coronavirus on the italian non-financial corporates.
Pensi che l’allarme Coronavirus sia stato gestito nel modo giusto?
Il dilagare dell’infezione da Coronavirus è stato a mio avviso gestito, sino ad oggi, in modo serio e opportuno da un punto di vista medico ma esasperato e strumentalizzato, al limite dello sciacallaggio, da alcuni quotidiani e media, creando allarmismo ingiustificato, incontrollato, trasformatosi ora in fobia. Tra l’altro, la gestione “federalista” delle Regioni ha portato a misure preventive, sanitarie e non, talmente differenti sul territorio (tra cui chiusure di esercizi pubblici non coerenti – ad es. a Milano di Cinema e Teatri, ma non dei Centri commerciali) – creando grande caos e ghettizzazione. Si pensi alle ordinanze di alcuni sindaci che vietano l’ingresso non solo ai residenti delle zone rosse ma anche a tutti i residenti delle Regioni interessate in questi giorni (Lombardia, Veneto) e obbligano i loro concittadini ad una quarantena obbligatoria nel caso abbiamo messo piede in tali territori. Insostenibile.
Cosa avrebbero potuto fare le Istituzioni per evitare il collasso di tutto l’indotto economico?
La politica superficiale e gridata in modo sguaiato non porta mai a soluzioni. I tempi in cui era garbata e seria sono finiti, per cui queste sono le conseguenze.Basta guardare come stanno reagendo il Nord Europa e la Gran Bretagna dove l’emergenza c’è ma regna la compostezza e in questo modo non si hanno schegge impazzite, sia nel mondo economico che in quello mediatico. Manca un coordinamento generale che venga dall’alto, dalle Istituzioni Centrali, dal Governo che sembra subire piuttosto che dirigere le operazioni.
La ristorazione è uno dei settori più colpiti… verità o frutto dell’allarmismo mediatico?
Assolutamente lo è. L’Italia conta 330.000 attività ristorative che generano più di 1 miliardo di entrate di tasse statali. Mettendo in ginocchio, com’è stato fatto, turismo, arte ed enogastronomia, mettiamo in ginocchio l’intera Italia.
Quali sono le conseguenze economiche che si registrano nell’attività in soli quindici giorni di emergenza?
A Milano c’è un calo del lavoro generalizzato dell’80-90% circa, non solo nella ristorazione ma in tutto il comparto dell’accoglienza e dell’ospitalità. Si può già parlare di una crisi che non passerà in fretta e da cui faremo fatica ad uscire, complice l’immagine che abbiamo dato nel Mondo. All’estero siamo percepiti come un popolo di appestati, da cui bisogna stare alla larga.
Quali potrebbero essere misure immediate da intraprendere per ricostruire il rilancio di tutto il settore ristorativo?
Come Associazione abbiamo dato voce alle necessità del comparto, servono misure immediate ed eccezionali che possono andare da una defiscalizzazione degli oneri statali a un accesso immediato a un credito senza interessi, per poter far fronte alle esigenze del momento e non portare al collasso tutto il comparto. La situazione che stiamo vivendo non è da sottovalutare. La ristorazione, in Veneto e Lombardia, ma dalle ultime notizie anche in altre Regioni, rischia seriamente un default. Noi Ambasciatori del Gusto siamo stati i primi a portare l’attenzione su questo problema, con richieste specifiche e concrete che sono già nelle mani dei Ministri competenti, dei Presidenti di Regione oltre che del Presidente del Consiglio. Al nostro appello hanno poi aderito altre due autorevoli Associazioni come JRE e CHIC: ciò dimostra che fare rete e agire insieme si può e si deve, specialmente quando si tratta di temi trasversali a favore del comparto e del Paese.
Per troppi giorni è mancata una corretta comunicazione sulla reale portata dell’infezione e sui rischi effettivi di contagio…potrebbe essere questa una delle cause che hanno accresciuto il panico nel consumatore?
Ne siamo convinti, per questo ci appelliamo ancora una volta al Sindaco di Milano e al Governatore della Regione Lombardia di farsi rappresentanti della reale emergenza e concretizzare soluzioni che consentano un futuro di ripresa in tempi brevi.
Le prossime mosse?
Siamo fiduciosi ma non aspettiamo la politica, ci rimbocchiamo le maniche e lottiamo. In queste ore stiamo organizzando diversi incontri con altre Associazioni ed altre realtà aggregative per creare una comunicazione autonoma e veicolare con più forza messaggi propositivi. Grazie al nostro operato ed alla nostra rete, ieri abbiamo incontrato il Ministro dell’Ambiente, oggi una delegazione di Regioni incontrerà il Presidente del Consiglio per chiedere misure urgenti e concrete, frutto delle nostre richieste.
Fino ad oggi siamo stati trascurati dal Governo e dal legislatore, non possiamo essere considerati e citati come settore trainante e fiore all’occhiello del Paese solo quando le cose vanno bene. Ci aspettiamo che nelle prossime misure ci siano strumenti per sostenere questo settore e questo deve avvenire nel giro di pochissimi giorni.
Nello specifico chiediamo l’estensione del Fondo di Integrazioni Salariali al nostro settore, un accesso al credito diretto, urgente e a tasso zero, la sospensione dell’obbligo su adempimenti fiscali come ad esempio gli F24 per almeno 6 mesi, da spalmare sulle prossime annualità.
Non lasceremo intentata nessuna strada, busseremo a tutte le porte e i portoni e ci impegneremo al massimo, c’è un bene troppo grande in gioco, che va anche oltre le nostre imprese, si tratta della nostra storia, della nostra identità, del nostro orgoglio.
Covid-19: l'appello degli Ambasciatori del Gusto
Al Presidente del Consiglio dei Ministri
Al Ministro dell’Economia e delle Finanze
Ai Presidenti delle Regioni
Ai Sindaci
Milano, 25 febbraio 2020
L’Associazione Italiana Ambasciatori del Gusto (AdG) è una realtà fortemente inclusiva nata con l’obiettivo di rappresentare ogni aspetto della ristorazione italiana, dando voce agli imprenditori di un settore che si dimostra trainante per il Sistema Italia, non solo in termini di valore economico ma anche rappresentativo per identità, cultura e stile di vita di una nazione. In virtù di questa nostra naturale predisposizione a dialogare con Enti e Istituzioni agendo al loro fianco e sempre in prima linea nella difesa, nella tutela, nella promozione e nella valorizzazione globale del Made in Italy, vogliamo mettere in chiara evidenza come la recente emergenza sanitaria Covid-19 stia colpendo al cuore l’intero comparto.
Il timore incontrollato della popolazione circa il contagio minaccia infatti la sopravvivenza della nostra categoria che, svilita dallo sviluppo ingiustificato della fobia e senza margini di guadagno, resta comunque vincolata al rispetto degli obblighi fiscali.
Siamo esposti ad un rischio senza precedenti.
Il nostro appello è quindi per un’azione urgente e quanto mai concreta.
Chiediamo ai Ministri competenti di abolire gli adempimenti tributari nelle regioni colpite da covid-19, ai Presidenti di Regione e ai Sindaci dei territori coinvolti di concentrare programmi di defiscalizzazione e decontribuzione rivolti alle imprese e ai titolari di partita Iva della filiera; la possibilità di sospensione dall’impiego per i propri dipendenti, per tutto il periodo di interesse, prevedendo l’accesso ai fondi di disoccupazione.
È doveroso per la nostra Nazione l’aiuto nei confronti di chi è in difficoltà. È strettamente necessario che tutti gli Enti e le Istituzioni, di ogni ordine e grado, si attivino per preservare dal collasso un comparto che è, di fatto, il fiore all’occhiello di un intero Sistema.
L’Associazione Italiana Ambasciatori del Gusto
Gli Ambasciatori del Gusto:
Ugo Alciati, Andrea Alfieri, Franco Aliberti, Andrea Aprea, Francesco Arena, Corrado Assenza, Salvatore Avallone, Pascal Barbato, Enrico Bartolini, Cesare Battisti, Andrea Berton, Alessandro Billi, Eugenio Boer, Vittorio Borgia, Renato Bosco, Cristina Bowerman, Paolo Brunelli, Roy Caceres, Pasquale Caliri, Antonino Cannavacciuolo, Mariella Caputo, Giuseppe Carrus, Martina Caruso, Moreno Cedroni, Antonio Cera, Caterina Ceraudo, Bobo e Chicco Cerea, Sandra Ciciriello, Fabio Ciriaci, Enzo Coccia, Antonello Colonna, Andrea Costantini, Christian e Manuel Costardi, Carlo Cracco, Stefano D’Onghia, Arcangelo Dandini, Gianluca De Cristofaro, Davide Del Duca, Rosario Di Donna, Lillo Freni, Gianluca Fusto, Luca Gambaretto, Anthony Genovese, Alessandro Gilmozzi, Oliver Glowig, Andrea Graziano, Paolo Griffa, Stefano Guizzetti, Leandro Luppi, Paolo Marchi, Luca Marchini, Solaika Marrocco, Aurora Mazzucchelli, Luciano Monosilio, Davide Oldani, Simone Padoan, Gianfranco Pascucci, Franco Pepe, Giancarlo Perbellini, Mirko Petracci, Valeria Piccini, Alessandro Pipero, Massimiliano Prete, Francesco Pucci, Giuseppe Romano, Marco Sacco, Salvatore e Francesco Salvo, Corrado Scaglione, Marta Scalabrini, Giorgio Scarselli, Gioacchino Sensale, Nikita Sergeev, Sandro e Maurizio Serva, Pier Daniele Seu, Marco Stabile, Vincenzo Tiri, Pasquale Torrente, Cristoforo Trapani, Antonio Tubelli, Rosario Umbriaco, Daniele Usai, Viviana Varese, Iginio Ventura.
Il Business dei prodotti locali
di Federica Gatto
La capacità di valorizzare le produzioni locali rappresenta da sempre un fattore di elevatissima importanza per lo sviluppo dei sistemi economici e sociali.
In questo contesto la rivalutazione dei prodotti cosiddetti “tipici” è divenuto un aspetto centrale in quanto le conseguenze economiche, sociali e turistiche che essa può produrre sono di risonanza nazionale ed in alcuni casi anche internazionale.
Attraverso il potenziamento dell’indotto legato alle tipicità regionali, infatti, la mera funzione produttiva delle attività viene integrata da nuove e diverse funzioni: la tutela del territorio, la conservazione della cultura e delle tradizioni e la nascita di spazi e luoghi interessati da nuove dinamiche di tipo economico.
Si è assistito nell’ultimo decennio ad una proliferazione di iniziative volte ad affiancare alla produzione agro-alimentare una vasta gamma di servizi (turistici, ricreativi, educativi, formativi) con lo scopo di intercettare e soddisfare nuovi segmenti di consumatori interessati alla fruizione di prodotti al fine di “immergersi” nella cultura dei luoghi e di vivere le esperienze di consumo come occasioni di arricchimento personale e professionale.
La promozione della qualità dei prodotti tipici, quindi, viene messa al centro dell’attenzione non solo dagli operatori economici ma anche dagli amministratori pubblici, i quali li hanno individuati come elementi centrali per mettere in atto strategie di sviluppo. È il caso della legge n. 268 del 27 luglio 1999 che ha disciplinato le strade del vino in Italia. L’obiettivo principale del Legislatore è stato quello di dare valore ai territori a vocazione vitivinicola attraverso un percorso caratterizzato da luoghi di interesse storico-artistico, accoglienza, promozione e commercializzazione dei prodotti tipici. La legge 268/99 ha rappresentato uno strumento normativo di fondamentale importanza capace di creare un vero e proprio turismo enogastronomico per quelle Regioni che hanno saputo sfruttare una risorsa capace di far triplicare il fatturato delle cantine, dei produttori locali e delle strutture ricettive. È del resto unanimemente riconosciuto come i prodotti tipici influenzano e trainano ampiamente lo sviluppo dei territori attraverso il raggiungimento di numerosi benefici socio-economici: aumento dei redditi delle imprese, affermazione di una occupazione qualificata, maggiore vivacità sociale e sviluppo del turismo settorializzato, tutti elementi che contribuiscono a migliorare la sostenibilità economica dei territori di riferimento.
Nella prospettiva del consumatore moderno alla ricerca di continue e nuove emozioni, la domanda di prodotti alimentari si trasforma in domanda di esperienze ed eventi culturali ed è con queste profonde trasformazioni che l’offerta deve misurarsi nelle politiche di prodotto innovative. Negli ultimi anni in Italia sono emerse molteplici iniziative di riqualificazione di prodotti locali tese ad enfatizzare la dimensione esperienziale del loro consumo e dell’offerta. È il caso della Mozzarella di Bufala Campana DOP che ad oggi genera un giro d’affari di un miliardo e duecento diciotto milioni di euro. Dai dati emersi dallo studio condotto dallo Svimez (Associazione per lo sviluppo industriale del mezzogiorno) si evince che per ogni euro di prodotto fatturato dai soci del consorzio di tutela se ne creano 2,1 nel sistema economico locale. Dati sentinella e soprattutto di un certo peso economico che evidenziano quanto sia importante un prodotto per la crescita territoriale.
Analogo discorso vale per il Consorzio di tutela della Ricotta di Bufala DOP nato solo nel 2016 che vede a capo della presidenza il giovanissimo Benito la Vecchia. “Gli obiettivi prefissati dal consorzio”, afferma La Vecchia, “viaggiano sulle strade dell’affermazione nazionale, dello sviluppo e su mirate politiche di promozione per la divulgazione di un prodotto ancora troppo poco conosciuto ma dalle caratteristiche organolettiche e nutrizionali uniche. Nel 2018 sono stati prodotti circa 60.000 kg di ricotta di bufala campana DOP, un dato in crescita per gli anni a venire ma che rappresenta un trampolino di lancio per le zone di produzione (Campania, Lazio, Puglia e Molise) che stanno puntando tutto sulla crescita qualitativa di un prodotto certificato cercando di limitare sempre più la commercializzazione di prodotti paralleli e sprovvisti del marchio di tutela”. Secondo il Presidente, le imprese, soprattutto quelle di minori dimensione situate in territori a volte svantaggiati e marginali, intravedono nei prodotti tipici la possibilità di trovare un nuovo spazio di competitività nei confronti di mercati sempre più concorrenziali e l’opportunità di recuperare il valore aggiunto che l’industria e la distribuzione moderna hanno nel tempo limitato.
È bene sottolineare come l’enogastronomia negli ultimi anni abbia assunto un ruolo centrale anche nelle aspettative e nelle motivazioni stesse dei viaggiatori, fintanto da immaginare un processo di “patrimonializzazione” delle specialità locali trasformandole in un valore economico. In questo scenario, il lavoro di ricerca e trasformazione dei cuochi oltre ad essere una piacevole attività sensoriale, si trasforma in un fattore di attrazione e uno strumento di marketing turistico. Il prodotto alimentare, in altri termini, diviene punto di unione tra l’autenticità di un territorio reinterpretato nelle cucine e il turista, sempre più desideroso di proposte genuine partecipative e strettamente collegate alle specificità del posto che visita. Inoltre sia i consumatori moderni che gli operatori del settore enogastronomico, sono sempre più alla ricerca di prodotti capaci di soddisfare esigenze di varietà, di novità e di elevati livelli di genuinità, imponendo all’offerta politiche di differenziazione nel rispetto di elevati standard qualitativi sotto il profilo della sicurezza e della salute alimentare.
Da questo punto di vista le produzioni tipiche consentono di soddisfare meglio tali requisiti, disponendo di aspetti di unicità e di differenziazione intrinseca di gran lunga più rilevanti di quelli di origine più “industriale”. Si tratta di prodotti che permettono dapprima ai cuochi e poi ai consumatori di uscire dai modelli di consumo omologanti della società contemporanea, dando loro l’opportunità di affermarsi, di distinguersi e, in certo modo, di emanciparsi da comportamenti massificati ed anonimi.










